Ho conosciuto questo libro tramite bookstagram e quando ho scoperto che era arrivato finalmente anche in Italia ho fatto i salti di gioia. Ho subito approfittato della promo messa dalla casa editrice sui suoi ebook per tutto il mese di agosto (si è valida fino a fine mese, quindi se non lo avete ancora acquistato affrettatevi) che ha abbassato il prezzo di questo da €4,99 a €1,99. Lo avrei comprato anche se non fosse stato in sconto, ma di certo così sono stata invogliata a non rimandare l’acquisto e a fondarmi subito nella lettura. Ammetto che mi sembrava strano che avesse acquistato i diritti proprio la Leggereditore (se si sfoglia il suo catalogo non è propriamente il genere che predilige), ma a lettura conclusa, sebbene ci siano stati alti e bassi analizzati più sotto, posso solo sperare che si sbrighi a tradurre anche i due volumi conclusivi e non faccia aspettare anni.

The Winner’s Curse. La Maledizione

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Titolo originale: 
The Winner’s Curse

Autore: Marie Rutkoski

Trama: In quanto figlia di un potente generale di un vasto impero che riduce i schiavitù i popoli conquistati, la diciassettenne Kestrel ha sempre goduto di una vita privilegiata. Ma adesso si trova davanti a una scelta difficile: arruolarsi nell’esercito oppure sposarsi. La ragazza, però, ha ben altre intenzioni… Nel giovane Arin, uno schiavo in vendita all’asta, Kestrel ha trovato uno spirito gentile e a lei affine. Gli occhi di lui, che sembrano sfidare tutto e tutti, l’hanno spinta a seguire il proprio istinto e comprarlo senza pensare alle possibili conseguenze. E così, inaspettatamente, Kestrel si ritrova a dover nascondere l’amore che inizia a sentire per Arin, un sentimento che si intensifica giorno dopo giorno. Ma la ragazza non sa che anche il giovane schiavo nasconde un segreto e che per stare insieme i due amanti dovranno accettare di tradire la loro gente o altrimenti tradire sé stessi per rimanere fedeli al proprio popolo. Kestrel imparerà velocemente che il prezzo da pagare per l’uomo che ama è molto più alto di quello che avrebbe mai potuto immaginare…

Serie di appartenenza: The Winner’s Curse (1)

ISBN: 9788865088661

Casa editrice: Leggereditore

Recensione: Questo libro è un tre stelle piene: intrigante, avvincente, personaggi tutt’altro che piatti, ma al contempo non ha mai avuto quel qualcosa in più che occorre per il “salto”, anzi a volte ha fatto dei capitomboli assurdi.
Partiamo dall’inizio: il motivo per cui Kestrel si trova all’asta è pura casualità, non è un ambiente che lei frequenta, tant’è che per tutto il tempo, da quando ha detto “scusa, non volevo portarti qui, è stato un caso”, ho pensato che Jess lavorasse per i ribelli, non avrebbe avuto il minimo di senso, ma tanto peggio della pura botta di fondoschiena non poteva andare.
Dopo il dovuto antefatto, si iniziano a delineare i contorni del mondo dell’autrice, con gli immancabili infodump e “as you know, Bob”, ma resteranno sfocati per tutto il libro; ci sono alcuni quesiti che non sono fiduciosa verranno risolti con il proseguimento della serie (ad esempio, Kestrel solleva giustamente il dubbio “perché le donne possono combattere ma non andare in giro da sole?”, risposta del padre “perché non hanno ancora dimostrato il loro valore militare”. Da una parte sono felicissima che sia una società con “parità di genere” — anche gli uomini se non decidono di arruolarsi sono costretti a sposarsi —, dall’altra mi domando, siccome viene poi detto che un uomo ha combattuto nell’arena prima di arruolarsi per dimostrare il suo valore, perché non possono farlo anche le donne? Inoltre, nonostante dovrebbero quindi esserci soldati di entrambi i sessi, tutti quelli che vediamo sono maschi.)
Non parlerò oltre della trama per non rischiare di spoilerare, ma in breve vorrei commentare il personaggio di Kestrel: la ragazza ci viene presentata come un’abile stratega, tutti non fanno altro che ripetere “quanto è brava Kestrel, quanto è sveglia Kestrel, come aveva capito tutto fin dall’inizio Kestrel”, ma non basta che siano gli altri a dirlo per renderlo vero. Kestrel è intelligente, ha momenti di lucidità in cui si rivela geniale, ma poi fa errori grossolani e mi scade — “certo che quel suicidio non sembrava un suicidio, forse bisognerebbe indagare… no, meglio pensare a come sono belli gli occhi di Arin” — inoltre per essere la figlia di un generale che l’ha sempre voluta sul campo di battaglia ne sa poche sulla sopravvivenza “nei boschi” (passi per il non saper ricucire un bottone, neanche io lo so fare, ma se hai come prospettiva di diventare un soldato e quindi vivere accampata lontano da casa dovresti sapere come accendere un fuoco e scaldarci sopra una pentola). Per non parlare delle sue molto misere tecniche di combattimento, siccome non vuole lottare per non rischiare di danneggiare le dita dato che adora suonare. Lo capisco, davvero, ma poi penso a Celaena Sardothien — esperta assassina, imbattibile con qualsiasi arma, fine stratega, abile musicista — e Kestrel perde punti; so che è uno scontro impari e che all’autrice serviva che fosse così o altrimenti la ribellione non sarebbe mai scoppiata (un’espediente un po’ povero, ma sorvoliamo…), ma, se lo avete letto, vi chiedo di pensare la protagonista de Il trono di ghiaccio al posto di questa e immaginare quanto infinitamente più epico sarebbe stato il tutto.
Un’ultima nota la faccio proprio alla coppia centrale dell’intero romanzo: per qualche strana ragione, trovo carinissimi Kestrel e Arin pur non avendo ancora capito quando esattamente lo siano diventati; non riesco a comprendere la chimica che li lega (ammesso che ci sia), eppure li voglio insieme. Non so decidere se sia un punto a favore dell’autrice o meno.
Sebbene ci sia altro da commentare, mi fermo qui, un po’ per non fare spoiler, un po’ perché ho espresso il mio parere a sufficienza. Ora, l’unica domanda che resta è: come sopravvivo all’attesa del seguito?

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